Il Mondiale 2026 riaccende l’interesse per le storiche vicende della competizione e i suoi leggendari protagonisti. Per questo Rai Teche inserisce nella riproposizione del celebre ciclo “Campioni – le più belle partite della nostra vita” la finale del 7 luglio 1974 tra Germania Ovest e Olanda, disputata all’Olympiastadion di Monaco di Baviera: uno degli incontri più iconici e rivoluzionari di sempre.
Condotta da Gianni Minà, la puntata offre la visione integrale della sfida, commentata da sette esperti capaci di fondere la competenza tecnica con la lettura antropologica e umana dell’evento sportivo.
Nel dettaglio, l’allenatore Fabio Capello analizza la tattica, l’ala olandese Johnny Rep rievoca il “calcio totale” e il centravanti Gerd Müller evidenzia il cinismo tedesco che lo ha portato a siglare il gol-vittoria. Fuori dal rettangolo di gioco, il regista Giuliano Montaldo vede nel match una sceneggiatura drammatica e l’esploratore Ambrogio Fogar un’impresa estrema dall’alto impatto psicologico, di cui il giornalista Giulio Nascimbeni sviscera il lato sociologico. Chiude il cerchio il difensore polacco Władysław Żmuda, ospite d’eccezione e testimone di quella Nazionale che strappò il terzo posto, dopo aver battuto il Brasile ed eliminato proprio l’Italia.
Esaurito il primo giro di opinioni, Minà colloca la finale nei radicali mutamenti del 1974, anno di svolte globali: i crolli dei regimi in Portogallo (con la Rivoluzione dei Garofani) e in Grecia, il Watergate con l’addio di Nixon e l’ascesa di Giscard in Francia. Il quadro mondiale include il golpe contro Haile Selassie in Etiopia, la scomparsa di Juan Domingo Perón in Argentina e il rapimento di Patty Hearst negli USA, che sancirà il concetto di sindrome di Stoccolma.
In Italia, l’annata oscilla tra l’epocale sì al divorzio e il terrore delle stragi di Piazza della Loggia e dell’Italicus, unite al sequestro operato dalle Brigate Rosse del giudice Sossi. Con un’economia in ginocchio tra austerità petrolifera e il crack Sindona, l’esploratore Fogar si isola compiendo la circumnavigazione del globo sulla barca a vela “Surprise”. Lo sport regala gioie: la “Valanga Azzurra” domina nello sci, Gimondi vince la Milano-Sanremo e la Lazio di Chinaglia conquista lo scudetto. Sul piano della cultura e del costume, vengono meno registi del valore di De Sica e Germi e un’icona della canzone come Rabagliati, mentre in Hit Parade si afferma Cocciante con “Bella senz’anima”.
Chiuso l’affresco d’epoca, Minà si concentra sulla contesa, disputata in una Germania Ovest ancora scossa dal massacro di Monaco ’72 per mano di Settembre Nero. Per gli arancioni la finale è una rivalsa ideale contro i vecchi occupanti nazisti — risentimento ammesso dagli stessi giocatori — mentre sul campo si scontrano due mondi: l’Olanda progressista della rivoluzione giovanile e dell’anarchia del “calcio totale” contro la Germania del pragmatismo, del rigore e del miracolo economico. Sullo schermo dello studio scorrono le immagini della sfida, telecronista Nando Martellini. Al 2′, prima ancora che i tedeschi tocchino palla, Cruijff viene atterrato in area avversaria e Neeskens trasforma il rigore più veloce nella storia della Coppa del Mondo. La reazione teutonica è guidata da Beckenbauer: al 25′ Breitner pareggia su un contestato penalty e al 43′ Müller firma il definitivo 2-1, suo ultimo gol in Nazionale. Nella ripresa, l’assalto olandese fa i conti con i riflessi felini del portiere Maier, fino al fischio finale che consegna il trofeo alla Germania Ovest. Si consuma così un match memorabile dal verdetto unico: se l’albo d’oro premia la concretezza e il trionfo tedesco, la memoria collettiva e il futuro del gioco celebrano l’incancellabile svolta della compagine arancione.
Guarda la partita sulla fascia Teche su RaiPlay: Germania Ovest-Olanda
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