Il programma “Campioni – Le più belle partite della nostra vita“, riproposto da Rai Teche su RaiPlay, prosegue con il prezioso recupero d’archivio della finale della Coppa Rimet, disputata il 30 luglio 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest nella suggestiva cornice dell’Empire Stadium di Londra, il mitico Wembley dell’epoca. Un’edizione rimasta indelebile anche per l’inattesa débâcle dell’Italia contro la Corea del Nord: uno smacco storico, eppure meno grave della recente mancata qualificazione azzurra ai Mondiali 2026.
Curata e condotta da Andrea Barbato, la puntata annovera in studio i protagonisti di quel match: il centrocampista Helmut Haller e il difensore Karl-Heinz Schnellinger per la Germania Ovest, e l’attaccante inglese Geoff Hurst, autore di una storica tripletta. Al dibattito intervengono anche Edmondo Fabbri, ct di quell’Italia precocemente eliminata, il tennista e appassionato di calcio Nicola Pietrangeli, e il giornalista Gian Maria Gazzaniga.
Andrea Barbato introduce la spettacolare sfida calandola nel contesto socio-politico del 1966, anno in cui la ventenne Repubblica Italiana affrontò la tragica alluvione di Firenze. In un’epoca ancora libera dal traffico, l’industria nostrana dell’auto fioriva tra la targa numero novecentomila a Roma e l’apertura dello stabilimento Fiat a Togliattigrad, mentre sul fronte industriale nasceva la Montedison, dalla fusione tra il colosso chimico Montecatini e quello elettrico Edison. Lo sguardo del giornalista si allarga poi allo scenario mondiale, registrando l’ascesa di Brežnev al Cremlino, il bagno nello Yangtze con cui il settantaduenne Mao Tse-tung volle dimostrare la propria ottima salute, le nozze francesi di Carlo Ponti e Sophia Loren per evitare l’accusa di bigamia e il trionfo di Gillo Pontecorvo a Venezia con “La battaglia di Algeri”. Il ritratto dell’epoca si avvia a conclusione ricordando come in Italia un francobollo costasse allora 40 lire, un quotidiano 50 e un biglietto del tram 70, a fronte di un reddito medio annuo di 735mila lire, e come il panorama culturale e sportivo fosse segnato dalla scomparsa di Elio Vittorini, dalla chiusura per carenza di lettori del settimanale “Il Mondo” di Mario Pannunzio e dal decimo scudetto dell’Inter, quello della prima stella.
Completato lo spaccato d’epoca, la trasmissione propone la sfida articolata nei due tempi regolamentari e nei tempi supplementari. L’incontro, disputato nell’iconico impianto londinese gremito di tifosi di entrambe le squadre al cospetto della Regina Elisabetta II e del Principe Filippo, vide l’Inghilterra trionfare per 4-2.
Inizialmente in vantaggio con Haller al 12’, la Germania Ovest fu prima raggiunta e poi superata dai padroni di casa grazie alle reti di Geoff Hurst (18′) e Martin Peters (78′). Il pareggio tedesco, che fissò il 2-2 portando la sfida ai supplementari, arrivò proprio allo scadere con Wolfgang Weber (89′). Nei trenta minuti finali fu ancora Hurst a decidere il match con altre due reti (101′ e 120′), la prima delle quali è tuttora celebre per il “gol fantasma”, con il pallone forse non interamente entrato in porta.
Il match, riproposto integralmente, è commentato da Niccolò Carosio con il suo inconfondibile e inappuntabile stile. Della telecronaca risalta, in particolare, un’anticipazione statistica: dopo il vantaggio tedesco, il giornalista ricorda come nei precedenti Mondiali la squadra andata a segno per prima fosse poi sempre stata rimontata e battuta – salvo che nella finale del 1938 a Parigi, vinta dall’Italia sull’Ungheria per 4-2 –, una considerazione che troverà conferma anche in quella occasione.
Il sigillo definitivo al documento d’archivio è rappresentato dalla consegna della Coppa dalle mani della giovane Regina Elisabetta II a quelle del capitano inglese Bobby Moore.
Al termine di ogni frazione di gioco, Andrea Barbato interagisce con gli ospiti per commentare le azioni e svelare i retroscena della sfida. I tedeschi Helmut Haller e Karl-Heinz Schnellinger mostrano di avere ancora molto da ridire su quella contestata terza rete che segnò il destino del match; Geoff Hurst, al contrario, sorprende per l’umiltà e l’equilibrio con cui – da assoluto eroe della partita – rievoca senza alcuna enfasi la magia di quel pomeriggio vittorioso.
Edmondo Fabbri sconta ancora l’amarezza per un’Italia che, forte dei suoi tanti fuoriclasse, avrebbe potuto recitare un ruolo da protagonista senza l’inconcepibile scivolone coreano. Nicola Pietrangeli sottolinea poi come il calcio sia fatto soprattutto di tecnica e non solo di fisicità: è la qualità del gioco che va perseguita, affinché il pubblico torni a godersi uno spettacolo e non una mera prova di esuberanza fisica tra i ventidue in campo.
Infine, Gazzaniga attinge al suo ricco taccuino di cronista per rievocare gli antefatti della finale londinese e della spedizione italiana, terminata poi nel celebre contrasto cromatico tra l’azzurro delle maglie della nostra nazionale, sporcate dal rosso dei pomodori ricevuti dai nostri calciatori al mesto ritorno a casa.



