Giancarlo Sbragia riflette sulla frammentazione del pubblico e degli attori tra teatro, cinema e televisione: come si evolve la professione teatrale con l’avvento della TV?
Il filmato, dall’inchiesta “Su il sipario” di Mario Baffico in onda il 17 ottobre 1955, apre la raccolta “Giancarlo Sbragia: una vita in scena”, un omaggio di Rai Teche a uno dei protagonisti più autorevoli della scena teatrale e culturale italiana del secondo Novecento.
Formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, Sbragia ha calcato i principali palcoscenici teatrali italiani da attore, regista e drammaturgo. Ma la sua attività non si limitò al teatro: dal palcoscenico al cinema, dalla radio alla televisione, fu un artista versatile e curioso, capace di unire impegno culturale e ironia, rigore professionale e apertura al cambiamento dei media, sempre convinto che l’arte dell’attore dovesse essere in continuo dialogo con il proprio tempo e con il pubblico.
Nella raccolta, una selezione di materiali d’archivio che restituiscono la ricchezza della sua attività artistica e intellettuale: interviste, recitazioni poetiche e partecipazioni televisive nei contesti più vari, dallo show di prima serata al salotto culturale, dai backstage ai dibattiti di attualità. Nei suoi interventi condivide acute riflessioni sulla professione dell’attore negli anni della nascita della TV, sul ruolo della cooperativa degli Attori Associati nel panorama di un teatro fortemente impegnato dal punto di vista civile e sociale in quanto strumento di crescita collettiva.
Guardala qui “Giancarlo Sbragia: una vita in scena”
Sbragia fu particolarmente amato dal pubblico del piccolo schermo anche per aver ricoperto il ruolo del commissario Carraro nello storico sceneggiato “Qui squadra mobile”, disponibile su RaiPlay



