Una bacheca ricca di trofei offre un duplice sostegno ai club di calcio che la possiedono: orgoglio nei momenti felici e forza per superare i passaggi a vuoto che generano scoramento in squadra e tifosi. È una riflessione quanto mai pertinente per l’ultimo Milan, reduce da annate sottotono in stridente contrasto con il glorioso passato rossonero. Ecco allora che si rivela puntuale la scelta di Rai Teche di riproporre, estrapolandola dallo storico ciclo “Campioni – le più belle partite della nostra vita“, la finale di Coppa dei Campioni tra Milan e Ajax del 28 maggio 1969 al Santiago Bernabéu: un trionfo per 4-1 raccontato per l’occasione da Enzo Biagi, una delle grandi firme del giornalismo coinvolte nella serie.
La conduzione del celebre giornalista emiliano dà vita a un raffinato talk show di approfondimento storico, in cui la messa in onda della partita è anticipata da un ampio affresco del 1969 — tra la coda del Sessantotto, le tensioni dell’Autunno Caldo e i mutamenti di costume. La visione del match si arricchisce delle testimonianze in studio dei milanisti Rivera, Prati e Cudicini, dello stilista Ottavio Missoni e del giornalista Umberto Simonetta, unite ai contributi registrati del rossonero Trapattoni e del capitano dell’Ajax Cruijff.
Biagi apre la retrospettiva sul 1969 rievocando lo sbarco sulla Luna dell’Apollo 11, le lotte di piazza e la rivoluzione musicale di Beatles e Rolling Stones. La medicina compie passi storici con il primo cuore artificiale di Denton Cooley e i trapianti di Christiaan Barnard, mentre il pioniere della medicina cardiovascolare Adrian Kantrowitz è ricordato da Biagi per una battuta in cui ironizzava sui sentimenti legati alla rivoluzione sessuale. La protesta globale registra il drammatico gesto estremo di Jan Palach, simbolo della resistenza all’invasione sovietica della Cecoslovacchia, e le proteste dei monaci buddisti contro la guerra in Vietnam. A Parigi, intanto, partono i negoziati di pace sul Vietnam, mentre in Libia un golpe incruento porta al potere Muammar Gheddafi. Nel frattempo, John Lennon sposa Yoko Ono a Gibilterra, dando impulso all’attivismo pacifista e segnando al contempo il tramonto dei Beatles, legati alla memoria di Liverpool. L’Italia precipita nella “strategia della tensione” con la strage di Piazza Fontana, la misteriosa morte in Questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli e il clamoroso errore giudiziario a scapito di Pietro Valpreda; la cronaca nera segna inoltre il dramma del piccolo Ermanno Lavorini a Viareggio. Sul fronte politico, Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Lucio Magri e Aldo Natoli vengono radiati dal PCI con l’accusa di frazionismo, per aver fondato e promosso la rivista “il manifesto” in rottura con la linea ufficiale del partito. Nel mondo dello spettacolo trionfano La caduta degli Dei di Luchino Visconti e il Satyricon di Federico Fellini, mentre il quadro si chiude con l’Italia dei prezzi ancora limitatamente sotto controllo prima della spinta dell’inflazione: un quotidiano a 60 lire, due uova a 78 lire, le sigarette Nazionali a 90 lire e il biglietto del cinema a 467 lire.
Chiusa la panoramica sul 1969, Biagi introduce il match del Bernabéu come lo specchio perfetto di quel momento storico. Definisce la sfida come lo scontro tra due filosofie di vita e di pensiero: da un lato l’Ajax dei capelloni, specchio dell’Amsterdam libertaria e dei Provos, con una gioventù rivoluzionaria che faceva da sfondo a un club capace di proporre un calcio fondato sulla fluidità dei ruoli, il nascente calcio totale; dall’altro il Milan di Nereo Rocco, inteso come l’espressione del pragmatismo, del buonsenso antico e di un’Italia del pallone collaudata, assai organizzata ed efficace.
La riproposizione televisiva riporta alla luce un rocambolesco retroscena tecnico: un guasto alle linee internazionali interrompe la telecronaca di Nicolò Carosio dal Bernabéu, affidando temporaneamente a Nando Martellini, dallo studio di Roma, il racconto della finale. Ripristinato il collegamento, Carosio torna al microfono. Lo stesso inconveniente si era verificato nella finale di Wembley del 1963 — la prima Coppa dei Campioni conquistata dal Milan contro il Benfica —, quando Carosio dovette lasciare la linea al giovanissimo Beppe Viola.
L’avvio rossonero è fulmineo: Prati sblocca di testa al 7′ e raddoppia al 39′ con un gran tiro da fuori area. Nella ripresa l’Ajax accorcia con Vasović (61′), ma Sormani (66′) e ancora Prati (75′) chiudono il 4-1. Al triplice fischio Rivera alza la Coppa e pone una seria ipoteca sul Pallone d’Oro, suggellando il trionfo di un Milan cinico e perfetto, trascinato dai gol di Prati e dalla morsa di Trapattoni su Cruijff.
Il dibattito in studio si apre sulla figura di Nereo Rocco, tratteggiato da Rivera e dai compagni — insieme a Missoni e Simonetta — come un fine psicologo capace di smorzare la tensione con battute fulminanti. Nei contributi registrati, Trapattoni rievoca la sua marcatura asfissiante sul giovane Johan Cruijff, neutralizzato grazie a una perfetta lettura tattica e a una ferrea disciplina difensiva; dal canto suo, Cruijff ammette di essere ancora deluso per quella sconfitta, pur riconoscendola come una tappa fondamentale per la sua crescita e per la successiva evoluzione del calcio totale.
Sulle immagini dei gol, Pierino Prati racconta l’emozione della sua storica tripletta lodando gli assist di Rivera, mentre il capitano rossonero spiega come le praterie concesse dagli olandesi abbiano esaltato i contropiedi del Milan. In chiusura, Biagi definisce la finale uno spartiacque epocale: il trionfo della tradizione calcistica italiana e il primo vagito della rivoluzione olandese.



