1° ottobre 1981, dal Teatro Malibran di Venezia in prima esecuzione assoluta, Giuseppe Sinopoli dirige la sua Suite da “Lou Salomé” per soli, coro e orchestra: è l’ultima composizione del suo catalogo. Con l’Orchestra Sinfonica e il Coro di Torino della Rai istruito dal Maestro del coro Fulvio Angius cantano Karin Ott (soprano) e Sven Olof Eliasson (tenore).
Il concerto avvenne nell’ambito della Biennale Musica ’81, Festival Internazionale di Musica Contemporanea – Dopo l’avanguardia: prospettive musicali intorno agli anni ’80, la cui preziosa registrazione è stata recuperata da Rai Teche.
Direttore d’orchestra e compositore di mestiere, medico e archeologo di formazione, Giuseppe Sinopoli ha condotto per tutta la vita un’indagine sull’uomo a più livelli. Da “mediatore culturale”, il suo impegno nella direzione orchestrale era sempre orientato alla ricerca, nella musica, di un significato esistenziale: un messaggio da trasmettere al pubblico.
Ho sempre pensato semplicemente alla musica come un fatto soprattutto creativo, come un fatto di idee, come un fatto di espressione culturale.
Così il Maestro nel servizio di Claudio Rispoli per Mixer del 23 marzo 1986, dove lo vediamo a passeggio a Vienna tra strade innevate e monumenti mentre ricorda alcune tappe della sua carriera e condivide la sua idea della cultura mitteleuropea, per poi passare a Roma dove, tra le note Fontane di Roma di Ottorino Respighi, riflette sulla sua concezione della la direzione orchestrale.
Le interviste rilasciate negli anni alle telecamere Rai mostrano Sinopoli, al lavoro con le orchestre come quella dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, tra le poltrone delle sale da concerto, sul palco e dietro le quinte, fino alla dimensione più privata della sua casa, insieme alla moglie e ai figli, tra libri, spartiti e strumenti musicali. Nei suoi racconti, le sfaccettature delle sue esperienze con le grandi istituzioni musicali internazionali di Vienna, Dresda, Berlino, Bayreuth e New York.
Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Richard Strauss, Ottorino Respighi, Pëtr Il’ič Čajkovskij e, soprattutto, Gustav Mahler: sono alcuni dei grandi compositori a cui Sinopoli dedicò la sua attività di direttore. Nelle sue parole, le opere di questi autori sono restituite in vere e proprie lezioni di musica, concentrate nello spazio di un’intervista.
A me non importa tanto il successo esteriore, quanto riuscire a trasmettere un’idea della musica. Credo che forse, tutto sommato, il pubblico che accredita un successo nel mio caso non si adegui a un successo di tipo soltanto esteriore o divistico, ma cominci a sospettare che ci sia qualcosa dietro al mio modo di fare la musica… Cioè la voglia non di trasmettere un’immagine del direttore carrierista, del direttore divo, del direttore genio quasi fisiologico, ma soprattutto quello di trasmettere un messaggio che è nella musica e che riguarda il nostro modo di affrontare l’esistenza, la vita.
Guarda la selezione di incontri, prove d’orchestra e concerti curata da RaiTeche su RaiPlay



