“Poesia è restituire agli esseri e alle cose la pienezza della loro presenza a se stessi” così Yves Bonnefoy nel 2007 al Festivaletteratura di Mantova nel servizio di Luigia Sorrentino. Secondo Bonnefoy il poeta continua nella realtà il sogno notturno: la poesia è rendere alle cose la loro natura di esserci, trasgredendo
quindi il concettuale che invece li confina nella generalità dei concetti e nelle astrazioni.
Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923 – Parigi, 1 luglio 2016) è uno dei maggiori poeti del secondo Novecento. Il padre Marius era operaio ferroviario, la madre Hélène infermiera e poi insegnante. Trasferitosi a Parigi nel 1943, dopo gli studi di filosofia alla Sorbona con Gaston Bachelard si avvicinò brevemente al surrealismo, per poi orientarsi verso l’esistenzialismo. Poeta e teorico di rilievo, concepiva la poesia come ricerca della vicinanza originaria tra parole e cose, oltre la concettualizzazione astratta. Dal 1960 insegnò in numerose università francesi e straniere (tra cui Ginevra e Stati Uniti), fino a occupare dal 1981 la cattedra di Studi comparati della funzione poetica al Collège de France. Sposato con la pittrice Lucy Vines, ebbe una figlia, Mathilde, divenuta montatrice cinematografica.