In ricordo di Francesco Guccini, Rai Teche ripropone su RaiPlay una preziosa intervista del 1982 tratta da “Cantare la città, programma della sede Rai dell’Emilia-Romagna con la regia di Loris Mazzetti.
Nel corso della conversazione, il “Maestrone” riflette sul significato del comporre canzoni, un’arte che considera inevitabilmente figlia di un contesto “cittadino”: «cominciare a cantare e fare canzoni è certamente un fatto urbano». Nel suo caso, l’ambiente creativo è ovviamente quello della vivace Bologna degli anni Sessanta, Settanta e poi Ottanta del ‘900, crocevia metropolitano di esperienze culturali, artistiche e politiche.
Ma, accanto alla città, emerge con forza un’altra dimensione, altrettanto decisiva: quella delle proprie radici. Per Guccini, infatti, il legame con le origini familiari e con la montagna appenninica della sua infanzia rappresenta una componente essenziale della sua identità umana e poetica, un patrimonio di memorie e valori impossibile da recidere.
Nato a Modena nel 1940 e cresciuto tra il capoluogo emiliano e Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano, Francesco Guccini è stato uno dei più importanti cantautori italiani. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso ha costruito un repertorio che ha segnato profondamente la storia della canzone d’autore italiana, distinguendosi per la ricchezza letteraria dei testi, l’impegno civile, l’attenzione alla memoria e alla dimensione esistenziale. Accanto all’attività musicale, è stato anche scrittore e autore di numerosi libri, confermandosi una delle voci più autorevoli e originali della cultura italiana contemporanea.
Questa testimonianza d’archivio delle Teche Rai ci restituisce il pensiero di un Guccini nel pieno della sua maturità artistica, offrendo uno sguardo diretto sul rapporto tra città e provincia, memoria e modernità: temi che attraversano tutta la sua opera e ne hanno fatto una figura di riferimento per generazioni di ascoltatori.
Il cantautore intellettuale guida di intere generazioni, spirito libero e generoso ospite dei tanti che hanno bussato alla sua porta per una chiacchiera e un bicchiere di vino, lascia un’eredità di opere musicali, poetiche e di narrativa molto vasta che non mancherà di ispirare le future generazioni nella difesa della società civile.



